ISIN Number
IT0001484739
Categoria Assogestioni
Flessibile
Livello di rischio
1
2
3
4
5
6
7
Valore quota al 19/01/2017
€ 5,307
Politica d'investimento
È un fondo flessibile che mira alla crescita del capitale in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (4-6 anni), subordinatamente a un obiettivo in termini di controllo del rischio.

AVVERTENZE: A far data dal 3 dicembre Il Fondo ha subito una modifica dello stile di gestione; pertanto il risultato precedente a tale data è stato ottenuto in circostanze non più valide. Le performance storiche sono state calcolate in euro. Il Fondo è stato istituito in data 26 gennaio 2000 ed è operativo dal 1° Agosto 2000. I dati di rendimento del Fondo non includono le spese di sottoscrizione. Dal 1° luglio 2011, la tassazione è a carico dell’investitore.I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
Andamento del fondo
Inizio
Fine
Performance del periodo:
Rendimenti al 19/01/2017
1 mese
0,30 %
3 mesi
-1,08 %
da inizio anno
0,11 %
1 anno
5,47 %
dal 03/12/2012
0,23 %
Rendimento annuo del Fondo
2015
-2,22%
2014
1,36
2013
1,0%
2012
7,6%
2011
-3,5%
2010
3,8%
2009
8,3%
2008
-11,3%
2007
0,6%
2006
1,8%
2005
7,2%
2004
2,7%
2003
1,3%
2002
-5,7%
Asset Allocation
Obbligazioni
66,50%
Strategie
23,00%
Liquidità
10,50%
Bond Allocation
Bond Emerging
25,30%
Bond Global
21,80%
Bond HY
13,00%
Bond US Corporate
3,50%
Bond Europe_corporate
3,00%
Principali titoli
EDR Emerging Bonds
5,50%
M&G Optimal Income EUR C-H Gross Acc (Hedged)
5,30%
Candriam Bonds Credit Opportunity
5,20%
HSBC GIF-GEM Debt Total Return
5,20%
NN Global Convertible Opportunities
5,00%
EDR EURO High Yield
5,00%
Candriam Bonds Credit Opportunity
4,80%
Edmond de Rothschild Europe Convertibles I
4,00%
Franklin Strategic Income I (acc) EUR-H1
4,00%
DWS HYBRID BOND FUND FD
4,00%
Commento
Commento
Il mese di dicembre ha visto l'ultimo importante appuntamento politico del 2016: il referendum italiano. La vittoria del "no", prevista dai sondaggi, e le conseguenti dimissioni di Renzi non hanno tuttavia influenzato i mercati così come temuto. Lo spread tra il BTP e Bund, ad esempio, nel corso del mese è stato ben al di sotto del massimo di 186 punti base toccato a fine novembre, chiudendo il mese a 160 p.b mentre a Piazza Affari il FTSE Mib ha messo a segno una variazione del +13.6%. L'indice italiano non è il solo a chiudere il mese con segno ampiamente positivo: l'Euro Stoxx 50 ha chiuso con una variazione di +7,8%, il FTSE 100 con un +5,3% e il DAX con un +7,9%. Un grosso contributo al clima positivo che ha caratterizzato il mese è arrivato dalla decisione della BCE di estendere il Quantitative Easing a tutto il 2017, avviando comunque un rallentamento dell'ammontare degli acquisti mensili di titoli. Tuttavia Draghi ha dichiarato che la BCE sarà assolutamente pronta a rialzare l'ammontare degli acquisti, qualora si rendesse necessario. Sempre sul fronte delle Banche Centrali, anche l'appuntamento della Fed ha suscitato grande interesse da parte degli operatori. La Federal Reserve ha alzato i tassi per la prima volta dal dicembre 2015, portando il costo del denaro nella fascia 0,5-0,75%, ma quel che più importa agli investitori è che ha suggerito un percorso di crescita probabilmente un po' più accelerato nel corso dei prossimi mesi, con tre rialzi da un quarto di punto del costo del denaro, dai due stimati nel settembre scorso. A sostegno della posizione della Banca centrale americana c'è il rialzo delle prospettive di inflazione, unito alla situazione del mercato del lavoro che presenta piena occupazione e spinta al rialzo dei salari. L'aumento del costo del denaro da parte della Fed era ampiamente atteso e la reazione del mercato è stata abbastanza contenuta. I principali indici americani hanno chiuso il mese positivamente raggiungendo ancora nuovi massimi: il Dow Jones ha registrato una variazione di +3.3% avvicinandosi sempre più alla soglia psicologica di 20000, l'S&P 500 una variazione di +1,8% e il Nasdaq di +1,1%. L'altro protagonista del mese è stato il prezzo del petrolio. Dopo l'accordo ottenuto il 30 novembre tra i Paesi Opec c'è stato un ulteriore accordo con i principali produttori non Opec capitanati dalla Russia per un consistente taglio di produzione del petrolio determinando, di conseguenza, un aumento del prezzo del Brent e del WTI: il primo ha chiuso il mese a 56,8 dollari al barile mentre il secondo a 53,7. Sul fronte obbligazionario il trend rialzista del rentimento del Treasury americano evidenziato già nel mese di novembre è continuato anche in dicembre chiudendo il mese con un rendimento del 2,4%, dopo aver toccato il 2,6% in seguito alla riunione della Fed. In Europa, il rendimento dei principali titoli governativi sono invece diminuiti: il Bund tedesco ha chiuso il mese a +0,2%, il BTP a 1,8% e il Bonos spagnolo a 1,37%. Anche per il mercato corporate è stato un mese positivo sia in US che in Europa: l'indice Investment Grade per il mercato US ha chiuso con una variazione di +0,6%, mentre quello per il mercato eurpeo con una variazione di +0,5%. Gli indici High Yield hanno raggiunto nuovi massimi con una variazione di +1,97% per l'indice di riferimento del mercato US e +1,86% per l'indice del mercato Euro. I mercati Emergenti anche nel mese di dicembre hanno continuato a registrare dei flussi in uscita sia per l'asset class obbligazionaria che per quella azionaria. L'indice azionario MSCI dei Mercati Emergenti in USD è sostanzialmente rimasto invariato mentre l'indice obbligazionario governativo di JP Morgan ha registrato una variazione positiva di 1,3%. Nel portafoglio del fondo l’esposizione a OICR direzionali sul mercato obbligazionario è intorno al 66%, di cui circa un terzo è investito nei mercati emergenti mentre sulle obbligazioni High Yield il fondo ha un peso intorno al 13%. Il fondo è esposto per circa il 23% in una componente satellite che investe in strategie obbligazionarie di tipo Total Return ed in obbligazioni convertibili. Schede aggiornate al mese di fine Dicembre.